sabato 14 febbraio 2015

Innamorati a Milano

Marciapiede a Milano - by Paola
Solita strada grigia, soliti passi veloci alla ricerca di un caffè prima di iniziare la giornata, all'angolo un colore insolito distoglie la mente dai soliti pensieri.
Stanotte qualcosa è successo in questa grigia solita strada.
Immagino il rumore della bomboletta che ha scalfito leggera il freddo marciapiede e immagino un cuore che ha battuto più forte  e ha osservato stupito.

"I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore" Jacques Prevert

sabato 20 dicembre 2014

Colori

Azzurro by Paola

Il primo giorno di lezione, vicino al fiume ancora immerso nell'alba, il vecchio Soseki chiese a Yuko di chiudere gli occhi e di immaginare il colore.

"Il colore non è all'esterno. Esso è in noi. Solo la luce è fuori," disse. "Cosa vedi?"
"Nulla. Con gli occhi chiusi vedo solo del nero. Perchè, voi no?"
"No," rispose Soseki. "Io vedo ancora il blu delle rane e il giallo del cielo, chi è  
il più cieco tra noi due?"
( Dal libro Neve di Maxence Fermine)

lunedì 1 dicembre 2014

Sedie vuote

Milano - Corso Como - by Paola
Chi sedeva su queste sedie? Un poeta in cerca d'ispirazione, un passante stanco, un muratore in pausa, un fotografo in cerca di luce, uno studente con un libro, un anziano in attesa, due ragazzi innamorati?
Una sedia vuota è un ventaglio di possibilità che cambia continuamente.
Il vuoto agita la mente, la porta alla ricerca, alla valutazione di possibilità, alla più ardita fantasia.

"Le sedie dormono in piedi
anche il tavolo
il tappeto sdraiato sul dorso
ha chiuso gli arabeschi
lo specchio dorme
gli occhi delle finestre sono chiusi
il balcone dorme
con le gambe penzolanti nel vuoto
i camini sul tetto dirimpetto dormono
sui marciapiedi dormono le acacie
la nuvola dorme
stringendosi al petto una stella
in casa fuori di casa dorme la luce

ma tu ti sei svegliata
mia rosa
le sedie si sono svegliate
si precipitano da un angolo all’altro anche il tavolo
il tappeto si è messo a sedere
gli arabeschi hanno aperto i petali
lo specchio si è risvegliato come un lago all’aurora
le finestre hanno spalancato
immensi occhi azzurri
il balcone si è risvegliato
ha tirato su dal vuoto le gambe
i camini dirimpetto si son messi a fumare
le acacie han cominciato a chiacchierare
sui marciapiedi
la nuvola si è svegliata
ha lanciato la sua stella nella nostra stanza
in casa fuori di casa la luce si è risvegliata
si è versata sui tuoi capelli
è colata tra le tue palme
ha cinto la tua vita nuda i tuoi piedi bianchi." Nazim Hikmet


                                                         
i.

martedì 18 novembre 2014

Perdersi


Autoctono - by Paola

Solo: possedeva la bellezza di chi fieramente procede a discapito delle difficoltà, come solo i vinti dalla vita possono fare. Solo: possedeva la purezza  delle sue apparenti fragilità sotto le quali era nascosta la sua caparbia forza. Solo: appariva perso nella perfetta solitudine di chi smarritosi cerca una nuova strada.

martedì 28 ottobre 2014

Giocare a nascondino

Villa del Casale - Piazza Armerina - by paola
E dietro alle colonne giocare a nascondino alla luce del sole o aspettando la luna con i suoi misteri.
Voci che riecheggiano nell'aria silenziosa, occhi che si cercano, rumore di passi veloci.
Ricordi quanti momenti passati così? Ora non vi è nessuno, nessun rumore, nessuno sguardo, nessun passo ma  forse il ricordo non è altro che un modo di incontrarsi ancora.




domenica 14 settembre 2014

Ruggine

Dettagli sfuocati - Somewhere in  Wyoming - by paola

"Non si va lontano
con i battelli
ebbri di schiuma
sul mare.
Tornati a terra
non si distingue più
che l’odore della ruggine
e quello dei sogni abortiti." ( Bernard Mazo)

lunedì 1 settembre 2014

Favoleggiando

                                 Un vecchio tronco a volte può far immaginare cose mai viste

Somewhere in British Columbia -  by - Paola

Il mese scorso mi è accaduto un fatto stranissimo. Stavo camminando per la strada, quando sentii uno strano brontolio, un fastidioso borbottio.
Mi voltai a destra e a sinistra, guardai in su e in giù ma non vidi nulla.
Eppure quel rumore era lì, anzi diventava sempre più forte man mano che mi avvicinavo ad un grande albero di salice piangente tutto frondoso e verde.
Andai più vicino piano piano, guardandomi intorno. A dire la verità ero un po’ impaurita e forse mi sentivo anche un po’ pazza, sentivo una voce e non vedevo nulla!

Adesso ero lì sotto l’albero, i suoi rami mi accarezzavano la testa e la voce era sempre più vicina.
Mi abbassai, e in ginocchio feci il giro dell’albero e vidi due occhi gialli sbarrati che mi guardavano attaccati ad un viso di un grosso cane rugoso.
“Ma i cani non parlano” pensai ad alta voce 
“Certo che parlano” mi rispose una voce un po’ rauca, “e cantano e ballano anche. Che ti credi?”
“Sono proprio impazzita”, gridai. E feci per scappare tappandomi le orecchie ma il cane fece un grande balzo e mi bloccò la strada.
“Aiutami, per favore! Ho tanto bisogno di aiuto! Non sopporto più questo vecchio salice che piange e piange. Devi aiutarmi a liberarmi di lui”.
Guardai il vecchio salice, mi sembrava bellissimo, il sole stava tramontando e faceva capolino tra i rami verdi.
“Perché vuoi liberartene? A me sembra così bello” esclamai.
Il cane mi guardò con due occhi allibiti, mi girò intorno annusandomi e mi disse: “Cosa, bella? Ma lo hai guardato bene? E’ vecchio e brutto e pure antipatico?” 
Guardai di nuovo l’albero e mi chiesi come potesse un albero essere antipatico.
“Perché?” chiesi allora al cane. 
“E una lunga storia, mi rispose “ ma se hai tempo e voglia posso raccontartela. Siediti qui vicino a me.”
Mi sedetti e il cane cominciò a raccontare.
“Tanto tempo fa ero un bellissimo bambino e venivo sempre qui a giocare sotto questo albero, i suoi rami mi facevano ombra ed era proprio bello ripararsi lì sotto. Nessuno poteva vedermi e io potevo nascondere lì sotto tutti i miei preziosi segreti. Per nascondere i miei tesori dovevo però scavare e scavare e così giorno dopo giorno arrivai a toccare le radici del vecchio salice.
Devi sapere, continuò il cane rugoso, che le radici sono la forza di quest’albero e toccarle lo fa soffrire molto.
Lui me lo disse, una, due, tre, quattro, cinque, mille volte, ma io non lo ascoltai e continuai a scavare giorno dopo giorno dopo giorno.
“E cosa è successo poi” chiesi sempre più curiosa.
“Beh, un bel giorno l’albero mi disse che se non avessi smesso di scavare mi avrebbe fatto una magia.”.
Io stupidamente pensai che gli alberi erano alberi e che non potevano fare magie, ma pensai anche che stavo parlando con un cane e che forse tutto era possibile.
“Cosa ti fece?” chiesi sempre più incuriosita.
“Una cosa spaventosa, incredibile! I rami cominciarono a girare vorticosamente, un vento terribile mi fece alzare da terra, vidi le mie mani trasformarsi in zampe e il mio corpo riempirsi di peli.
Poi caddi a terra e rimasi lì immobile, spaventato a morte. Provai ad urlare, ma dalla bocca mi uscì solo un sacco di bava ed un terribile guaito. Ero diventato un cane. E per di più un cane brontolone.”
“Brontolone in che senso?” chiesi.
“Brontolone nel senso che non faccio che lamentarmi, vorrei giocare con i miei amici ma non posso, vorrei farmi un tuffo nel mare ma non so nuotare, vorrei mangiare la pizza ma non so tagliarla. Che altro posso fare se non brontolare?”
Rimasi seduta senza parlare, povero cane rugoso e povero albero. Avrebbero potuto vivere insieme da buoni amici e invece guarda cosa era successo.
Pensai a cosa potevo fare, mi sarebbe piaciuto avere una bacchetta magica per poter rimettere tutto a posto.
Far tornare il cane bambino e farlo ridiventare amico dell’albero.
Ma le bacchette magiche non esistono o forse sì!
Chiesi al cane di pensare alla cosa più bella e chiesi all’albero di fare lo stesso.
Strano, entrambi pensarono la stessa cosa: lo vidi chiaramente. Pensavano ad un giorno d’estate e ad un bambino che giocava sotto un salice frondoso.
E allora la magia era fatta il cane capì che doveva trattare bene l’albero e l’albero capì che il cane aveva pagato abbastanza.
Si alzò un vento forte e io e il cane fummo sollevati tra turbini di polvere ma riuscii a vedere che il cane non c’era più e al suo posto era tornato il bambino.
Cademmo a terra e allora il bambino mi chiese: “ Ma tu chi sei, una fata?” 
Sorrisi e pensai che a volte un pensiero felice può fare una grande magia.
Mentre mi allontanavo il bambino e il salice parlavano tra loro, contenti.